Campari — analisi del agosto 2009
Abbiamo utilizzato Step 2.0 per un'analisi delle prospettive future di una delle principali società nella produzione di bevande alcoliche
Profilo societario
Davide Campari-Milano è una rinomata azienda produttrice di bevande alcoliche, operante in diverse categorie. Tra i suoi marchi più iconici, che costituiscono circa il 50% delle vendite complessive, spiccano Campari e Aperol nel segmento degli aperitivi, oltre a vodka Skyy, bourbon Wild Turkey, rum giamaicano Appleton Estate e J. Rum Wray. L'offerta include inoltre vermouth Cinzano e spumanti, consolidando la sua presenza in vari settori del mercato alcolico.
Dati finanziari
Nel triennio 2006-2008 Campari ha mostrato un fatturato in crescita del 1,1% mentre il margine operativo lordo è sceso dello 0,9%, in presenza di margini in riduzione di circa mezzo punto; l'utile netto è cresciuto passando da 120,3 a 126,7 milioni di Euro. La redditività del capitale è diminuita sia a livello di ROI (-1 punto percentuale al 15,1%) che di ROE (-2 punti al 13,3%). La situazione patrimoniale è migliorata con un rapporto debt to equity sceso da 0,48 a 0,34.
Commento ai dati di bilancio
Le azioni Campari fanno parte del paniere Mid Cap. Campari mostra una rischiosità inferiore alla media del mercato (beta minore di 1) che riflette la bassa ciclicità del mercato in cui opera rispetto all'economia nel suo complesso. Negli ultimi 3 anni il titolo Campari ha registrato una performance negativa (-24,2%) ma migliore di quella dell'indice di Borsa (-38,9%); l'andamento del triennio è stato piuttosto piatto durante l'iniziale periodo di crescita dei mercati (fino all'estate 2007) mentre ha registrato un calo in linea con quello degli indici nella prima fase di ribassi. Il titolo ha saputo contenere invece le perdite nella fase più acuta della crisi ed ha registrato un'ottima performance da quando gli indici sono ripartiti.
Ipotesi di valutazione e sensitivity
Nell'applicazione del metodo dei flussi di cassa scontati e dell'Economic Value Added si sono ipotizzati: - una crescita dei ricavi stabile al 3% a partire dal 2011 dopo aver fatto registrare un incremento del 10% nel 2010 a seguito del consolidamento della neo acquisita Wild Turkey; - margini sulle vendite in crescita al 23,5% nel 2009 e 24% nel 2010 e successivi; - una stabilità degli altri parametri determinanti la redditività operativa con un ROI di lungo periodo del 12,2% Infine si prevede un tax rate stabile al 33% su tutto il periodo di previsione ed un costo del debito medio del 5,5%. I risultati del modello convergono su un valore per azione di circa 6,1 € che tende a crescere (ridursi) di 0,45 € per ogni punto in più (in meno) del margine sulle vendite come mostrato nella figura seguente.
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20 analisi dal 25 febbraio 2007, una per ogni volta che siamo tornati sul titolo.