Un numero vale quanto valgono le sue ipotesi.

Per questo le pubblichiamo tutte. Questa pagina spiega come si arriva dal bilancio di una società al suo fair value, quali scelte comporta il percorso e dove il metodo smette di funzionare.

Quattro passi

Lo stesso percorso per una quotata e per una società di provincia: cambiano i dati, non il ragionamento.

01

Bilancio

Si parte dai numeri pubblicati: conto economico, stato patrimoniale e flussi di cassa degli ultimi esercizi, presi dalle fonti ufficiali.

02

Riclassificazione

Le voci vengono ricondotte a uno schema unico che separa la gestione operativa da quella finanziaria. È il passaggio che rende due società confrontabili.

03

Proiezione dei flussi

Ricavi, marginalità, investimenti e capitale circolante vengono proiettati su cinque anni, più un valore terminale. Ogni ipotesi resta visibile e modificabile.

04

Fair value

I flussi si scontano al costo medio ponderato del capitale. Il risultato è un valore per azione, confrontato con il prezzo e accompagnato da una sensitivity.

Le scelte che facciamo

Il costo del capitale

Usiamo il CAPM per il costo dell'equity: tasso privo di rischio sul decennale dell'area di riferimento, premio per il rischio di mercato aggiornato periodicamente, beta calcolato sulle serie storiche e corretto verso l'unità. Il costo del debito deriva dagli oneri finanziari effettivi, non da un rating teorico.

La crescita terminale

Non superiamo mai la crescita nominale attesa dell'economia in cui la società opera. Un valore terminale che cresce più dell'economia implica che l'azienda finisca per coincidere con essa: è una conclusione che nessun modello dovrebbe produrre.

Le stime di consenso

Le usiamo come punto di partenza e come termine di confronto, non come verità. Dove il nostro giudizio si discosta dal consenso lo diciamo, e spieghiamo su quale voce del conto economico nasce la differenza.

La pagella

Redditività, solidità, crescita e rischio sono quattro voti su dieci calcolati su indici di bilancio, non su impressioni. Il voto numerico è sempre visibile accanto alla barra colorata: il colore è un rinforzo, non l'informazione.

Dove il metodo non arriva

Un DCF è sensibile alle ipotesi: un punto percentuale di costo del capitale sposta il valore più di un anno di utili. Per questo ogni scheda porta una sensitivity, e per questo il fair value va letto come un intervallo, non come una cifra esatta.

Il metodo funziona male sulle società senza storia, su quelle in cui il valore dipende da un singolo evento binario, e su quelle il cui bilancio non rappresenta la realtà economica. In questi casi lo diciamo nella scheda invece di pubblicare un numero che sembrerebbe preciso.

Infine: il fair value non è una previsione sul prezzo. Dice quanto vale l'azienda secondo i flussi attesi, non quando e se il mercato sarà d'accordo. Non è una raccomandazione di investimento e non tiene conto della situazione di chi legge.

Indipendenza. Non abbiamo rapporti con banche, broker o società quotate, non riceviamo commissioni sulle analisi e non vendiamo spazi pubblicitari: l'unico ricavo è l'abbonamento di chi legge.

Guarda il metodo applicato