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Intesa Sanpaolo — analisi del aprile 2015

Dopo il forte incremento delle quotazioni degli ultimi due anni Intesa Sanpaolo sembra quotare leggermente a premio sul fair value scontando scenari molto positivi di ripresa economica e mostrando multipli più elevati dei comparables nazionali.

Profilo societario

Intesa Sanpaolo è tra i gruppi bancari più rilevanti in Europa, riconosciuto per il forte impegno verso gli obiettivi ESG e un impatto sociale ai massimi livelli globali. In Italia, l'istituto si distingue come leader nel settore, con 13,9 milioni di clienti e circa 3.000 filiali. A livello internazionale, la sua presenza strategica si estende a oltre 900 sportelli, servendo 7,5 milioni di clienti in Paesi del Centro-Est Europa, Medio Oriente e Nord Africa.

Dati finanziari

Nel triennio 2012-2014 Intesa SanPaolo ha mostrato una diminuzione del Margine di interesse del 10,2% mentre il Margine di Intermediazione è sceso del 2,3% sostenuto dal buon andamento delle commissioni; negativa anche la variazione del risultato di gestione, in calo del 3,3%, mentre è sostanzialmente stabile l'utile ante imposte (-0,2% a 2,96 miliardi). Il risultato netto scende invece del 20,8% penalizzato dalla maggiore incidenza delle imposte. La redditività del capitale (ROE) è diminuita di 0,4 punti passando dal 3,3% al 2,9%.

Commento ai dati di bilancio

Le azioni Intesa SanPaolo fanno parte del paniere FTSE Mib e rientrano nel segmento Blue Chips. Intesa SanPaolo mostra una rischiosità superiore a quella del mercato (beta maggiore di 1) dovuta alla presenza nel settore finanziario e alla dipendenza dei ricavi dall'andamento dei mercati. Negli ultimi 3 anni il titolo Intesa SanPaolo ha registrato una performance del 155,9% rispetto al +55,9% dell'indice FTSE Mib; dopo un andamento laterale, in linea con quello dell'indice e durato fino a giugno 2013, è iniziata una fase positiva che ha portato ad un sostanziale raddoppio delle quotazioni (messimi di aprile 2014) seguita da una pausa di consolidamento (maggio-dicembre 2014) ed un nuovo allungo nel primo trimestre del 2015.

Comparables

nel raffronto tra le principali banche nazionali Intesa SanPaolo risulta la più cara sia se si considera il rapporto Price/Book Value (Prezzo/Valore Contabile) che sulla base del Price/Earnings (confronto significativo solo con Unicredit); il rendimento da dividendi, di poco superiore al 2%, è il più elevato tra le banche incluse nel campione ma piuttosto basso in termini assoluti.

Opportunità

progressivo recupero di redditività (fino al 10% nel 2017) secondo il Piano Industriale che prevede anche una crescente distribuzione di dividendi

Rischi

andamento negativo dei mercati finanziari, debole crescita economica in Italia da cui il gruppo trae la maggioranza dei ricavi

Ipotesi di valutazione e sensitivity

Nell'applicazione del metodo del dividend discount model e dell'excess return si sono ipotizzati: - una crescita delle attività che passa dal 5% nel 2015 al 3% di lungo periodo; - una crescita delle commissioni che passa dall'8% del 2015 al 3% del 2019 e seguenti; - una riduzione del cost/income ratio dal 57,5% del 2015 al 53,5% di lungo periodo; Infine si prevedono: una graduale riduzione dell'incidenza degli accantonamenti su crediti, un tax rate stabile al 37% ed una progressiva crescita del payout fino al 65%. I risultati del modello convergono su un valore per azione di circa 2,76 Euro che tende a crescere (ridursi) di 0,1 Euro per ogni punto in meno (in più) del cost income ratio come mostrato nella figura seguente.

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20 analisi dal 5 giugno 2007, una per ogni volta che siamo tornati sul titolo.

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